Politiche ed interventi per il Centro storico di Genova 1992-2007

Dall’inizio degli anni ’90 e per circa un quindicennio, molte azioni, strategie e politiche urbane di Genova hanno ruotato intorno al binomio Waterfront - Centro storico: apertura e potenziamento dell’area del Porto Antico nell’ambito di una nuova vocazione turistica della città, rigenerazione urbana della parte antica, la più ricca di storia, di memoria e di identità. Nel quadro di queste trasformazioni, i grandi eventi - Expo colombiana per i 500 anni della scoperta dell’America nel 1992, Vertice G8 dei capi di stato nel luglio 2001, Capitale Europea della Cultura nel 2004 - hanno giocato un ruolo decisivo, mettendo in campo ingenti risorse economiche per ridefinire in modo significativo l’immagine complessiva del sistema urbano. L’Acquario di Genova, inaugurato nel 1992 in occasione dell’Expo, è diventato in questi ultimi 15 anni, con oltre un milione e duecentomila visitatori all’anno, il motore principale della ridefinizione del waterfront in chiave di fruizione turistica e legata al tempo libero. L’area Expo costituisce oggi un polo urbano di notevole importanza e frequentazione, che “irraggia” visitatori anche su altre zone centrali della città.

Dopo una fase di transizione post evento del 1992, viene costituita la Società Porto Antico S.p.A. partecipata dal comune di Genova (che ha nel frattempo acquistato ad un prezzo modico l’area sdemanializzata) che diviene concessionaria sia degli spazi aperti che degli immobili, a cui vengono demandate la progettazione, la gestione operativa e la responsabilità aziendale dell’area. Con la creazione della società si avvia una stagione di recupero e gestione dell’area con l’insediamento di nuove funzioni e di attività economiche e l’Acquario passa ad una gestione privata.

La grande operazione riqualificazione e manutenzione urbana che ha visto come protagonisti il Centro storico ed il waterfront portuale, ha contribuito, in modo determinante, a innescare processi di reversibilità delle tendenze al degrado, fisico, economico e sociale, che erano in atto in molte parti dell’area centrale, permettendo la connessione fra il bacino portuale e l’antico nucleo del capoluogo, attraverso la creazione di un nuovo spazio sul mare. catalizzando altresì le maggiori attenzioni e la gran parte dei finanziamenti e l’interesse per questa area ha assunto progressivamente una valenza rappresentativa per l’intera città. Il recupero del waterfront prima e le operazioni di manutenzione nel centro storico, hanno portato i residenti verso un cambiamento di atteggiamento nella percezione della propria città. La riappropriazione del fronte mare e della notevole quantità di luoghi storici recuperati, ha avuto effetti positivi in termini di crescita del senso di appartenenza e di rafforzamento degli elementi identitari attraverso la ritrovata fruibilità delle funzioni collettive e di rappresentanza di livello metropolitano. Gli interventi effettuati per il G8 del 2001 e per il 2004: rifacimento di numerose facciate su vie e poli architettonici principali, rinnovamento dello spazio pubblico (pavimentazioni di strade e piazze) sono stati realizzati contestualmente a modifiche dell’assetto viabilistico, al consolidamento della pedonalizzazione e alla regolarizzazione dei flussi di traffico, conferendo un nuovo ruolo e un aspetto rinnovato a poli tradizionali della fruizione cittadina (piazza De Ferrari, via Garibaldi con relativo polo museale) e a nuovi assi o polarità urbane (via San Lorenzo, area Expo e palazzata di Sottoripa, via Cairoli, via Balbi ecc.). Il 2004, anno di Genova Città europea della cultura, ha rappresentato una svolta nel rilancio e nel consolidamento del ruolo della città nel panorama dei flussi turistici e culturali, a livello nazionale ed europeo. Gli interventi realizzati a Genova nel corso dell’ultimo quindicennio hanno coinvolto una parte di città a forte valenza rappresentativa e simbolica, luoghi ed edifici caratterizzanti l’immagine veicolata all’esterno, riferimenti identitari della memoria storica e iconografica della realtà urbana, come ad esempio i Magazzini del Cotone o le palazzine del Porto Franco, o ancora Porta Siberia e gli edifici della Darsena.

Oggi, le zone centrali della città appaiono totalmente rinnovate dagli interventi realizzati per i grandi eventi; le frequentazioni turistiche, la riappropriazione degli spazi pubblici da parte dei cittadini, l’apertura di nuovi locali ed attività economiche, l’insediamento di nuove popolazioni nel centro storico e, più in generale, la collocazione della città in nuovi scenari di competitività, danno una sensazione di maggior dinamicità, di una realtà urbana che si presenta più aperta all’esterno. Genova appare come una città più dinamica, non più avvolta nel clima di declino che l’ha attraversata per anni, ed è forse una delle città post-industriali che in Italia appare più cambiata. Tutte queste attività, ed in particolare gli interventi sul sistema delle strade e dei palazzi aristocratici, i Palazzi dei Rolli, hanno valso ad una parte del Centro storico di Genova, nel 2006, il riconoscimento da parte dell’Unesco, di patrimonio dell’Umanità.

Parallelamente alle realizzazioni contestuali ai grandi eventi, la pubblica amministrazione ha alimentato il processo di trasformazione urbana attraverso altre forme di attrazione di capitali, esterni al bilancio ordinario, utilizzando, a favore dell’area centrale, i “programmi complessi o integrati” di riqualificazione urbana di derivazione comunitaria (programma Urban II), nazionale e regionale (3 Pru, 1 Prusst, 1 Contratto di quartiere, 1 Programma Innovativo in Ambito Urbano, 5 Poi Programmi Organici di Intervento) o forme di partenariato pubblico-privato che hanno agito sul tessuto commerciale (Centri Integrati di Via, Incubatore di imprese). Tali programmi hanno consentito di ottenere una sinergia tra opere di riqualificazione fisica degli edifici e degli spazi pubblici (di portata assai rilevante, come in piazza Sarzano, piazza Erbe e salita del Prione) ed azioni di rivitalizzazione socio-economica.

Gli interventi finalizzati al miglioramento dell’accessibilità del Centro storico si sono legati principalmente ai lavori per la realizzazione della Metropolitana urbana, che ha compreso cinque fermate afferenti al nucleo storico della città (stazioni di Principe, Darsena, San Giorgio, Sarzano e De Ferrari) e che si appresta a raggiungere la stazione ferroviaria di Genova Brignole, ed alla realizzazione del sistema dei parcheggi, alcuni già realizzati ed altri in corso d’opera, come ad esempio quello nell’area ex caserma dei pompieri alla Marina.

Le diverse progettualità hanno contribuito a mettere in luce e a “svelare” risorse nascoste e spesso ignote agli stessi genovesi (patrimonio storico-culturale, ambiente portuale) e far capire come queste possano diventare motore di nuove occasioni di sviluppo. L’organizzazione e la gestione delle progettualità legate ai grandi eventi ha costituito un’esperienza di particolare interesse sulla capacità dell’ente pubblico di gestire, in tempi limitati, programmi e procedure negoziali tra pubblico e privato, in stretto contatto con altri enti quali aziende municipalizzate ed altre istituzioni preposte; ha inoltre sedimentato, all’interno dello stesso, conoscenze, risorse immateriali (attivate durante i processi), reti di relazioni, capacità e competenze di notevole rilievo: l’amministrazione pubblica ha anzi scoperto e attivato competenze e capacità che non era consapevole di avere.

La progressiva valorizzazione del Centro Storico porta con sé un punto di discontinuità storico e un’inversione di tendenza particolarmente significativa: il ritorno dei ceti medio alti nella parte centrale della città dopo secoli di spostamenti nelle espansioni collinari. I primi segnali di sviluppo a seguito di fenomeni di gentrification sono stati avvistati dalla prima metà degli anni Novanta, ed è significativo notare come a Genova tale processo non si sia avviato grazie ad una pianificazione complessiva di interventi mirati, né come riflesso di una strategia da parte di grandi operatori immobiliari, bensì come conseguenza di una serie di singole azioni, (non inizialmente prevedibili), a regia comunale, che hanno spontaneamente innescato trasformazioni più vaste tramite micro-adattamenti “dal basso” del patrimonio abitativo, del tessuto sociale e di quello economico. In parallelo Genova, in questi ultimi quindici anni, ha progressivamente scelto di limitare ulteriori forme di espansione nelle zone collinari, e di investire, piuttosto, attenzione e risorse nella parte più antica o nelle aree industriali dismesse della città.

di Francesco Gastaldi[1]

Riferimenti bibliografici

Gabrielli B. (2006), “Genova: una grande manutenzione”, in Economia della Cultura n. 4, pagg. 565-572

Gastaldi F. (2004a), “Genova: la difficile transizione verso un’economia «a più vocazioni»”, in Equilibri n. 1, pagg. 29-38

Gastaldi F. (2009), “Rigenerazione urbana e processi di Gentrification nel Centro Storico di Genova”, in Diappi L. (a cura di), Rigenerazione Urbana e ricambio sociale. Gentrification in atto nei quartieri storici italiani, FrancoAngeli, Milano, pagg. 89-116

Guala C. (2015), Mega Eventi. Immagini e legacy dalle Olimpiadi alle Expo, Carocci Editore, Roma

Leone M. (2010), La leggenda dei vicoli. Analisi documentaria di una rappresentazione sociale del centro antico di Genova, FrancoAngeli, Milano

Petrillo A. (2004), “Dopo la grande tristezza. Ripensando vent’anni di periferie genovesi” in Urbanistica Informazioni n. 193, pagg. 41-42

Seassaro L. (1998), “Dieci PRU a Genova. Dieci occasioni per sperimentare”, in Monti C., Roda R., Trebbi G. (a cura di), La città necessaria, Edizioni Fiere internazionali di Bologna, Bologna, pagg. 216-231

Vicari Haddock S. (2004), La città contemporanea, Il Mulino, Bologna




[1] Professore Associato di Urbanistica, Università IUAV di Venezia